Un nuovo rating
Il quotidiano il Messaggero ha posto a Silvio Berlusconi la questione se, nel valutare il debito pubblico dei vari stati, non si debba tenere conto anche del debito delle famiglie. Berlusconi ha risposto con un netto “sono d’accordo”.

Il quotidiano il Messaggero ha posto a Silvio Berlusconi la questione se, nel valutare il debito pubblico dei vari stati, non si debba tenere conto anche del debito delle famiglie. Berlusconi ha risposto con un netto “sono d’accordo”. Sul Foglio avevamo già presentato prima della crisi alcuni dati da cui risultava che sommando al debito pubblico quello delle famiglie l’Italia aveva una situazione migliore della Gran Bretagna. Nel 2007, come ha rilevato la Fondazione Edison, il rapporto debito-pil delle famiglie inglesi era del 100 per cento, mentre il debito pubblico era il 44 per cento del pil (per un totale del 144 per cento sul pil). In Italia, il debito pubblico era il 104 del pil e quello delle famiglie il 30, in totale un rapporto debito-pil del 134 per cento. La Germania ha un debito delle famiglie del 59 per cento e un debito pubblico del 65 per cento (quindi un debito totale del 124 per cento).
Se le famiglie hanno un elevato rapporto fra debito e pil, è facile che diventino insolventi; non così lo stato, che ha potere fiscale. E se le famiglie hanno un basso debito, hanno una maggiore capacità di pagare e le banche sono più solide. Inoltre è più facile collocare il debito pubblico sul mercato interno quando le famiglie hanno soldi da investire, anziché da destinare a rate di mutui e le banche non sono ingolfate di crediti al consumo. Le agenzie di rating dovrebbero tenere conto di tutto ciò. Forse non lo fanno perché sono anche operatori del mercato obbligazionario, quindi rivali del nostro Tesoro.
Se le famiglie hanno un elevato rapporto fra debito e pil, è facile che diventino insolventi; non così lo stato, che ha potere fiscale. E se le famiglie hanno un basso debito, hanno una maggiore capacità di pagare e le banche sono più solide. Inoltre è più facile collocare il debito pubblico sul mercato interno quando le famiglie hanno soldi da investire, anziché da destinare a rate di mutui e le banche non sono ingolfate di crediti al consumo. Le agenzie di rating dovrebbero tenere conto di tutto ciò. Forse non lo fanno perché sono anche operatori del mercato obbligazionario, quindi rivali del nostro Tesoro.